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FACCHETTI TRA I GRANDI

L'Arciposta di Gianni Brera era una rubrica che Giuan Brera teneva settimanalmente sul Guerin Sportivo.

Ecco una selezione delle migliori domande/risposta che ci danno uno splendido spaccato dell'Italia pallonara della seconda metà degli anni 70facchetti

"Senza rischiare nulla, si può tranquillamente affermare che Facchetti sia come e più di Burgnich uno dei massimi calciatori mai nati in Italia"

Eccellente Brera, era più forte il tandem Caligaris-Rosetta o quello nerazzurro Burgnich-Facchetti? Quali erano le loro caratteristiche? Se ne sono mai avuti di più forti?

Amico mio, la domanda è incongrua: penso mi sia possibile risponderle solo perché, a suo tempo (e ora), anche Burgnich e Facchetti hanno giocato in area: prima, secondo WM inglese essi giocavano in realtà sulle ali avversarie, lungo l'out, e non già in area, come Rosetta e Caligaris. Bene: andiamo con ordine, non senza premettere che sui «cavalieri antiqui» si è sempre mitizzato parecchio.

Per quanto ho sentito e letto, Virginio Rosetta aveva incominciato da interno nella Pro Vercelli.
Quale terzino era agile e astuto, buon toccatore al punto da passare palla nel respingere: però era lento, e soprattutto aborriva dagli interventi alti (ghe faseva mal la testa)
Ho letto che era astuto: infatti, giocava in seconda battuta: sull'avversario con la palla entrava per primo il generoso, irruente Caligaris.
Costui rischiava di più e passava per meno bravo: sarà stato meno composto, ma tutto sommato era lui a rischiare di più: aveva una battuta estremamente forte; sapeva colpire al volo e staccare molto per respingere di testa. L'ho veduto con i miei occhi battere punizioni dalla propria area all'area opposta, dove il portiere avversario usciva in presa alta!
Burgnich ha incominciato da terzino sistemista, cioè ha marcato l'ala che per Rosetta era marcata dal laterale destro (right half): era rude e deciso: non piacque subito agli juventini e venne svenduto al Palermo: da qui è stato fatto venire a Milano da Helenio Herrera.
Ha giocato per anni da grandissimo terzino d'ala ed è stato giudicato il miglior destro ai mondiali 1966.
Ha tenuto la botta in Messico ed è arrivato in Germania, dove ha fatto il libero con molta sfortuna (un polacco l'ha spintonato da tergo e lui, cadendo, si è strambato un ginocchio). Da libero ha fatto in tempo a vincere uno scudetto nell'Inter.
Adesso è al Napoli e regge ancora benissimo. Tarcisio andrà ricordato come uno dei massimi prodotti del calcio italiano, che pure ha fornito grandissimi difensori.
Giacinto Facchetti ha incominciato come centravanti a Treviglio ed è stato impostato da terzino perché in quei giorni, all'Inter, furoreggiava con il numero 9 il non ancora ventenne Angelillo.
Quando la squadra boys non riusciva a passare, Meazza mandava all'attacco Giacinto ed era gol sicuro (magari di testa). Questo non ha detto nulla a Herrera, che se ne fregava della nazionale italiana, e lo splendido atleta trevigliese si è dovuto accontentare di giocare sull'ala: «Non ti faccio giocare all'attacco, si giustificava Herrera, perché stando a terzino fai anche l'attaccante: cioè giochi per due»

Lui, Giacintone, non era molto convinto. Purtroppo, quando avanzava all'ala, nessuno gli dava palla (Corso guardava ostentatamente dall'altra parte).
E' stato più volte umiliato come uno sbruffone presuntuoso: si è sfiatato a correre avanti e indrè ed ha rischiato brutte magre su avversari meno spremuti e agili.
Quest'anno avrebbe voluto giocare libero. Suarez ha scoperto Bini e ha messo lui, Giacintone, sul centravanti. Ma poiché presidia l'area su ogni palla alta, Suarez gli dice come Herrera che facendolo giocare stopper ha in lui anche un libero, e va là che vai bene.
Senza rischiare nulla, si può tranquillamente affermare che Facchetti sia come e più di Burgnich uno dei massimi calciatori mai nati in Italia.
Accanto a Facchetti poteva stare un solo difensore italiano: quel Maroso che, poveretto, è perito con il grande Torino a Superga. Fra i difensori d'area vanno ricordati anche De Vecchi, Monzeglio, Allemandi e Rava, la cui mirabolante carriera è stata in parte rovinata dalla guerra. 





brera e roccobrera e pipa

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