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BARESI, LA SFIDA IN PIU'
22 maggio 1989

verso barcellona coppa campioni 89

"Ho rivisto il Milan campione vent'anni fa. Dico che siamo più forti di quella squadra."
VERSO BARCELLONA/Parla il capitano che sabato ha conosciuto la panchina

MILANELLO - Sabato la prima volta in panchina a San Siro. Dopodomani la prima volta in finale in coppa dei Campioni.

Tra un debutto e l'altro, Franco Baresi scopre tutto il suo buonumore e, addirittura lui che è sempre così schivo e taciturno la voglia di parlare.
Da Capitano, da leader ma, soprattutto da quasi ex campione d'Italia e a quasi nuovo campione d'Europa.
Nello stesso angolo, vicino al bar di Milanello, in cui undici anni fa arrossiva alla vigilia della sua prima partita in serie A a Verona, Baresi si guarda intorno e si rende conto di essere ad un'ora e mezza dal sogno della sua carriera.
Non più ragazzino di belle speranze, ma campione affermato e consacrato uomo maturo di 29 anni. In tanti anni - racconta - partendo da lontano - ne ho viste di tutti i colori, io ne ho indossati solo due, il rosso e il nero.

Sono diventato titolare del Milan a 18 anni, vincendo subito lo scudetto. La stagione dopo, a 19 anni ho esordito in Coppa dei Campioni giocando però una sola partita. Poi mi sono trovato due volte in B, ho subito gravi infortuni eppure ho sempre sperato anche nei momenti più difficili di giocare un giorno una finale di Coppa dei Campioni.
E ogni anno quando vedevo la finale in televisione pensavo che prima o poi anche io avrei potuto avere quella possibilità, il massimo per qualsiasi giocatore.
Un sogno che ha accarezzato anche sabato, non in campo bensì sulla panchina di San Siro dove mai si era accomodato in tanti anni...

Gullit il dolce tormento che accompagnerà il Milan fino a Barcellona, dove lo scoprì Berlusconi nel suo primo anno di presidenza, quando al posto di Sacchi c'era Liedholm. "Bisogna vedere come sta davvero - fa notare Baresi - perchè per noi è importante, ma è importante che se sta bene. Mi pare che abbia una gran voglia di giocare e questo è già un buon segno."
Quando il Milan vinse la sua prima coppa Campioni a Wembley contro il Benfica, Baresi aveva soltanto tre anni. E ovviamente non può ricordare niente.
Ma lui confessa candidamente di non ricordare niente neanche dell'altra finale, quella di Madrid del 28 maggio 1969 contro l'Aiax quando di anni ne aveva nove. "I miei primi ricordi - sottolinea - risalgono alla finale dei mondiali dell'anno successivo tra Italia e Germania, in Messico.

La partita del Milan del 1969 l'ho visto solo in televisione due o tre anni fa, quando è stata riproposta in una serie di vecchie finali.
Mi ha impressionato la potenza di Prati e ovviamente quel grande giocatore che è stato Rivera."
Quello era il Milan di Rocco, questo è il Milan di Sacchi ed è inevitabile tentare di fare dei paragoni.
"Direi che potremmo tranquillamente competere con quel Milan - fa notare ed anzi penso che vinceremmo noi."
Poi temendo di essersi sbilanciato troppo, aggiunge subito:" Adesso però speriamo che Rivera e compagni non si arrabbino".
E l'ultima domenica di quiete per il Milan, il ciclone Inter non si è ancora abbattuto sul Bologna e prima di andare a pranzo, Baresi rivede mentalmente questa magica stagione europea, inaugurata a Sofia, senza di lui.
"All'inizio - ricorda - non pensavo alla finale. Mi sembrava un traguardo troppo lontano.
Soltanto dopo la partita di Belgrado, capii che davvero potevamo arrivare in fondo. Ci era andata bene, perchè se non fosse scesa la nebbia, saremmo stati eliminati.

Ci rendemmo conto che stavamo giocandoci tutta la stagione e il giorno dopo riuscimmo a qualificarci. Ecco, la svolta fu a Belgrado. Poi andammo un pò in crisi in campionato, ma per fortuna in coppa c'era la sosta e quando ci toccò il Werder Brema, dimostrammo di esserci ripresi."
La Steaua gli fa paura, ma fino ad un certo punto. "Sappiamo che questi romeni - aggiunge Baresi - sono furbi, cattivi, dei veri ossi. Loro non rischieranno niente, terranno la palla per colpirci in contropiede, aspettando un nostro errore per castigarci.
Ma noi sappiamo che in difesa sono un pò lenti e cercheremo a nostra volta di sfruttare i loro punti deboli."
Da buon capitano è pronto a spronare i compagni, uno in particolare.
"Guai se pensassimo di risolvere la partita con una prodezza individuale.
Dobbiamo giocare tutti ad alto livello anche se questa potrebbe essere la partita di Van Basten.
Uno come lui, infatti, potrebbe piazzare in qualsiasi momento, la sua zampata vincente."
Nel 1982 sempre in Spagna, sia pure come semplice riserva, aveva vissuto la vigilia della finale mondiale con l'Italia di Bearzot. E adesso confessa che sette anni fa, tra gli azzurri c'era molta più sicurezza di quella che si respira in questi giorni a Milanello e dintorni. Allora - conclude Baresi - eravamo convinti che nessuno avrebbe potuto fermarci, anche perchè stavamo tutti bene.
Qui invece c'è qualcuno che non è al cento per cento, ma io sono ugualmente ottimista. Perchè anche se c'è il rischio di perdere non possiamo deludere 70.000 persone che verranno a fare il tifo per noi."

Alberto Cerruti
Gazzetta dello Sport

 





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