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 IN PELLEGRINAGGIO DA FRANCO

15/10/1992

Agghiacciante. Sino a sette minuti dalla fine, il titolo era questo. Agghiacciante la sconfitta, frutto di due errori quasi da oratorio, agghiacciante la disposizione centrale della difesa azzurra, agghiacciante la sterilità dei nostri attacchi: continui, complicati, inutili.
L'unica cosa dignitosa che si accompagnava al calvario della nazionale di Sacchi era la costanza del suo impegno, la sua correttezza nonchè la assoluta mancanza di quelle forme di vittimismo e di isterismo che in genere alimentano la cronaca delle nostre serate più nere.
in pellegrinaggio da franco

Ma lo scorrere dei minuti aveva poche vibrazioni. Non si intravvedevano vie di fuga, nè si udivano implorazioni di perdono. Era un pacifico e rovinoso "tonfo azzurro", di quelli che entrano ghignando nella storia. A prenderne atto e registrarlo, come un sinistro documento notarile, c'era un giovane e famoso "fischietto" danese che dava lezioni d'arbitraggio.
Quei sette minuti finali non saranno mai dimenticati.
C'è in essi il capovolgimento clamoroso destino che pareva segnato, c'è la diabolica sconfessione della "logica del colpaccio" che ormai dominava sul campo di Cagliari, c'è la revisione di tanti (non tutti) duri giudizi sugli azzurri e sul loro gioco, c'è il calcio con la sua fantasia tiranna, ci sono gli occhi spiritati di Sacchi che emergono da chissà quale sogno e c'è infine una qualificazione mondiale da giocare per noi: alla pari con tutti e magari con maggiore rispetto per la Svizzera che ci ha insegnato molte cose.
E al di sopra di questo intreccio di immagini ed emozioni, non dimentichiamolo, due guizzi di autentica classe: quelli che hanno generato sulle soglie del baratro, il gol di Baggio e Eranio. Sprazzi di magia che appartengono grazie al cielo alla natura di questa squadra, al suo potenziale tecnico e alla speranza che essa diventi più grande e meno vulnerabile. E' davvero strano che un pareggio interno con la nazionale elvetica possa creare un tal clima di sollievo e quasi di euforia.
baresi maglia nazionale

Tutto è relativo nella vita. Cagliari, oltre alla sconfitta, che avrebbe reso davvero ardua la nostra qualificazione mondiale, si è rischiato il crollo di un progetto, la mortificazione di un'idea e del senso di una svolta.
In questo senso, il valore di quelle due "gemme" incastrate nella coda della serata dele streghe acquistano un valore inestimabile. Ma questa legittima gioia per il salvataggio non può farci chiudere gli occhi sugli equivoci e sugli scompensi che la nostra nazionale ha manifestato e che non possono essere rubricati esclusivamente sulla pelle di Marchigiani, di Costacurta, o di Lanna.
Spero che la dialettica di Sacchi non miri a minimizzare certi buchi neri. E se poi, dopo il miracolo, un pellegrinaggio vogliamo fare, l'indirizzo è questo: Via della Spiga, Milano. Vi ci abita Franco Baresi. In tutta umiltà, non possiamo farne a meno.

Candido Cannavò.
Gazzetta dello Sport

P.S (n.d.r)l'indirizzo è quello vecchio.





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