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Anima, coraggio e lacrime da Capitano
 7/1994

Ci sono grandi anime, scriveva Marguerite Yourcenar, che ci aiutano a credere che l'anima esista davvero.

Il Baresi eroe epico della finale è proprio di questa razza.
Una sfida alla retorica prima di tutto, perchè è impossibile misurare con le parole di tutti i giorni la sua prestazione, la storia del suo mondiale, l'errore nel rigore.baresi 94

C'era una drammaticità così intensa in quella sua voglia di rifiutare un destino di sconfitta incombente da potersi descrivere solo con il linguaggio universale dei gesti, del corpo: come quello che usano i grandi attori della tragedia classica quando il dialogo non basta più. Pensate a quelle lacrime ad esempio.

Cos'è un capo, ovvero un leader come più spesso si dice oggi? Facile rispondere, dopo tutto quello che abbiamo visto domenica notte, semplicemente con un nome: Baresi. E' lui che incarna quelle doti di autorevolezza indiscutibile, di carisma, di consenso plebiscitario che vengono soprattutto dal basso, ovvero dai compagni.

Nessun allenatore o presidente della Terra potranno mai investire qualcuno di queste doti: chi le ha, e sono pochi, se le guadagna sul campo. Come? Soprattutto con l'esempio: il coraggio fisico, lo spirito di sacrificio e di servizio,la capacità e la voglia di cedere solo un secondo dopo il più tenace dei compagni. Le doti tecniche sono necessarie, ma vengono dopo.

Questo leader, questo Baresi, considera una sconfitta come un piccolo lutto, una morte dello spirito da tenere lontana, da rifiutare in modo imperioso, mobilitando tutte le forze necessarie: per ottenere tutto ciò è necessario spesso superare quel limite oltre il quale la stragrande maggioranza delle persone e degli atleti si fermano, respinti dalla fatica, dall'enormità del compito.franco baresi finale mondiale

Al di là di questa barriera c'è la possibilità di attingere ad altre energie e di tornare sani e salvi: ma è un viaggio che pochi hanno il coraggio di affrontare. Franco Baresi in quella finale ha sostato quasi sempre al di là di quel limite, fino alla volontà espressa di tirare, stremato com'era, forse il rigore più importante.

Poichè è un uomo e non un semidio, ha sbagliato.

E alla fine di tutto le sue lacrime hanno segnato il ritorno, ad un'umanità piena che, di fronte all'inevitabilità, sa anche recuperare il senso positivo che c'è dentro una sconfitta.

Si può definire la maturità come un'assunzione piena di responsabilità verso se stessi e gli altri: ecco perchè Franco Baresi ha una statura morale immensa.

Perchè agli occhi di chi ne ha seguito la carriera e quest'epilogo straordinario, è punto di riferimento elevato rispetto all'incompiutezza e all'infantilismo che ciascuno di noi si porta sempre dietro, per carico di anni e di esperienze che sia.

Baresi sapeva che la vittoria o la sconfitta doveva portare soprattutto il suo nome: questo è il compito di un capo, questo semplicemente ha fatto. Un dovere.

Franco Arturi
Gazzetta dello Sport

 





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