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A PROPOSITO DI CULTURA

27 marzo 2015

Mi permetterete una divagazione in questa settimana che il campionato si ferma per dare spazio alla Nazionale. E la divagazione non ha niente a che vedere con oriundi, moduli di gioco o panchine bollenti. Riguarda la cultura sportiva attraverso i cosiddetti ‘memorabilia’ cioè la storia del personaggio raccontata con oggetti a lui appartenuti.

Che cosa hanno in comune la maglia (originale) della nazionale Argentinaa proposito di cultura autografata di Maradona? La canoa plurimedagliata di Josefa Idem? Una maglia gialla (originale) del tour e firmata da quattro che l’hanno davvero indossata? I guantoni (originali) di Mazzinghi e quelli di Duilio Loi?

Le tute (originali) delle avventure olimpiche dei nostri schermidori? Gli sci (originali) di Manuela di Centa?Le biciclette (originali)di uno dei momenti più emozionanti della storia del ciclismo su pista,quel famoso surplace tra Gaiardoni e Maspes che durò una vita? Hanno in comune di essere tutti nello stesso posto e che possono essere vistati tutti i giorni al Museo dello Sport che è allo Stadio Olimpico di Torino.
Mi è capitato di visitarlo alcuni giorni fa e garantisco che se non avessi avuto già un impegno ci sarei rimasto tutto il pomeriggio. La cura e l’atmosfera che i due ‘genitori’, Onorato Arisi (un moloch per il mondo del collezionismo) e Elena del Greco, hanno saputo creare in una location perfetta (un anello di vetro che gira all’interno dello stadio) si avverte fin dall’ingresso e supera anche quella che, sempre loro, avevano creato con quello che era il museo del calcio a San Siro.
Le stanze sono rigidamente divise per epoca, argomento, protagonista e sono supportate da strumenti multimediali di ultima generazione (un televisore ultrapiatto racconta la storia della Coppa Rimet e dietro le immagini, in maniera quasi subliminale appare la riproduzione della coppa stessa).

La mia memoria è ancora zeppa delle sensazioni che ho provato che sicuramente dimentico moltissime delle cose che sono esposte. Così alla rinfusa, oltre a quelle già citate, metto una mitica ‘schedina’ di legno di quelle che si appendevano fuori dai bar del 1945 e che riporta ancora i risultati di quella giornata; gli scarpini (originali) che si usavano nei campionati 40-50; una infinità di maglie (originali) di campioni come Matthaeus, Bergomi, Bettega, Gullit, Van Basten; la maglia (originale) che Pozzecco ha indossato nella sua avventura da giocatore in Russia; le divise da gioco dei Viper(hockey su ghiaccio) di Milano. Una sezione tutta dedicata al Torino; una stanza con il primo computer usato dai cronometristi e tutta la strumentazione (originale) per il famoso fotofinish.
E talmente tanto altro che lo spazio non basterebbe (anzi sono già andato oltre). Vi dico che uscendo ho avuto il rimpianto di vivere lontano da questo luogo fatato e un po’ di invidia per quelli che invece ce l’hanno a portata di mano. Perché avrei fatto come alcuni visitatori fanno (come mi è stato raccontato). Entrano alle 10, si portano un panino ed escono alle 4. Soddisfatti ma sicuri di non aver gustato tutto. Ecco perché ritornano e rifanno lo stesso giro.

 

 





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