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IL PALLONE HA PAURA DEI TIFOSI
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Dalla Coppa Italia al campionato lo scenario non cambia. Il pallone ha paura dei tifosi e allora decide di cambiare orario non di opporsi e di fare qualche cosa.il pallone ha paura dei tifosi

Juventus-Roma anticipata per volere del Prefetto al pomeriggio è l’ennesima riprova della debolezza del mondo calcio e del mondo politico nei confronti dei violenti. Capisco che la decisione sia stata presa per evitare scontri e per premettere alle forze dell’ordine di fare meglio il proprio lavoro, ma non capisco perché si debba ancora una volta piegare il capo.
Non capisco perché, sapendo che esiste un rischio e un problema, non si riesca a prendere provvedimenti. Oltretutto, alla luce dei fatti del sabato sera di Coppa Italia, questo mi sembra un clamoroso autogol: sta a significare che l’Olimpico è un impianto a rischio e che quindi non si deve più organizzare niente che sia di grande esposizione mediatica per evitare di rivivere situazioni come quelle di Fiorentina-Napoli.

Inoltre, c’è il rischio Bergamo (mi rendo conto che in questo pezzo sto utilizzando più la parola rischio che la parola calcio, e questo mi fa stare male), dove c’è odore di rendicontazione tra le tifoserie di Atalanta e Milan.
Si sa, si percepisce questo stato di cose e sono curioso di capire quali provvedimenti possano essere stati presi per evitare sospensioni di partite, scontri fuori dallo stadio e ogni tipo di amenità varie per questo genere di fatti. Insomma, un finale di stagione ad alta tensione dove chi vince è sicuramente chi non è dalla parte della ragione, dove chi vince ha dalla sua solo la possibilità di essere violento e la quasi certezza di farla franca (non credo che i Daspo anche se a vita possano essere dei repellenti tali da far cambiare idea a qualcuno).
Peccato, perché sarebbe stato molto più bello poter parlare delle favole che il calcio ancora regala come quella di Rossi che torna e sogna il Mondiale, o come quella al contrario di Gomez, che ha forse inconsciamente scarificato la sua stagione in viola per una chiamata al Mondiale che poi non è arrivata.
O quella ancora di Immobile, juventino dichiarato che trova la sua consacrazione nella ‘terra di fronte’ granata, facendo rivivere il caso Serena.
O anche quella dell’immenso e inarrivabile capitano dell’Inter, Zanetti, che  chiude domani una splendida carriera e che mi auguro diventi presto il soggetto di un lavoro di un grande scrittore come Osvaldo Soriano (argentino come Pupi), vero cantore delle gesta calcistiche.
Invece no, mi tocca parlare di bombe carta, manette, camorristi e violenze, latitanza dello Stato e menate varie: che rottura e che squallore!
Meno male che domenica prossima finisce tutto, così cambiamo aria.





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