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COME SI CAMBIA

6/6/2014

«Come si cambia» cantava Fiorella Mannoia, e questo ritornello mi è venuto in mente in questi giorni di mercato virtuale, dove si concludono pochi affari e si parla molto, analizzando quei pochi colpi che invece vengono portati a termine.editoriale del 9 6 2014

E qui nasce la considerazione: in passato (vale a dire quando c’erano soldi), il parametro di valutazione di un giocatore non era tanto il suo valore sul campo quanto lo aveva pagato una società.
Il concetto: costa tanto quindi vale tanto era di prammatica e portava anche a cantonate mai viste o a ‘cattività’ indotte di giocatori (mi vengono in mente, ad esempio, le critiche che in passato ciclicamente venivano mosse a Recoba e Moratti: ’con quello che costa dovrebbe fare di più’).

Allora, chi comprava a parametro zero, veniva considerato o uno poco avveduto, o uno spiantato o addirittura un avventuriero. Ora, invece, che i tempi sono cambiati (appunto) chi compra a parametro zero è un figo e chi paga un fesso: sfido chiunque a confutare questa affermazione vedendo commenti e titoli agli acquisti recenti di Ménez e Alex e confrontando con la silenziosa e strisciante (ma in alcuni casi nemmeno tanto) critica nei confronti di Real Madrid per i cento e passa milioni per Bale o i recenti più di cinquanta per David Luiz.
Tempi che cambiano appunto, e comportamenti che si adeguano. Così come si sta facendo nei confronti di Balotelli. Ci stiamo avvicinando al Mondiale e, dopo le polemiche nate per le scelte del C.t. (a proposito, ma perché, anche dai vertici federali e tecnici, non si vuole sdoganare il concetto che chi comanda sceglie e può anche non dare eccessive spiegazioni?
Perché si deve sempre istruire processi spesso indotti da comportamenti che volendoli far diventare inattaccabili finiscono per essere loro stessi oggetti di attacco?) ci si sta coccolando quello che potrebbe essere l’ago della bilancia della nostra avventura. Balotelli, appunto.
E in questo periodo nessuno che lo chiami 'bad boy', nessuno che abbia da ridire sui suoi usi e costumi, nessuno che si preoccupa di quante macchine, figli, amanti, case ha o è abituato a cambiare.
Anzi, solo sottolineature sull’impegno, la serietà e via dicendo. Una sorta di camera di decompressione tesa a portare alla preparazione dello sport più in voga nell’italico paese: salire sul carro del vincitore al momento giusto.
Lì sì che davvero non cambiamo mai.





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