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Mentre tutti giustamente si interessano al Mondiale ed io del Mondiale io preferisco non parlare, sia per tempistica realizzativa che per conoscenza, preferisco quindi restare sul mercato, o per meglio dire sulla finanza calcistica.editoriale del 13 6 2014

Spesso si dice che i numeri vanno interpretati e questo è giusto quando ci si riferisce poi a realtà dove l’imponderabile la fa da padrone (leggasi le statistiche per stabilire su uno è bravo o no).
Ma quando si parla di denaro i numeri sono numeri e non possono essere interpretati: vanno letti e basta. Per questo i dati  del Centro Studi Sviluppo ed Iniziative speciali della Federazione Italiana Gioco Calcio mi hanno particolarmente colpito.
Nelle stagioni di mercato 2011-2012 e 2012-2013 si sono registrati 2533 trasferimenti per un valore pari a 1 miliardo e 863 milioni di euro. Attenzione: si parla di movimenti di mercato riferiti alla sola Serie A. Bene, verrebbe da dire, è un fenomeno che si autoalimenta e che quindi non dovrebbe mai andare a consunzione.

No, invece, perché se andiamo a vedere le caratteristiche dei trasferimenti ci sono delle brutte novità: il 51% è rappresentato da prestiti, il 34% è a titolo oneroso, mentre il rimanente 15% è costituito da trasferimenti a parametro zero.
Il che vuol dire che  questo miliardo e otto è dato da un terzo dei movimenti di mercato, dato che, come tutti sappiamo, prestiti e parametri zero non rappresentano per le società alcuno esborso economico nel momento in cui (per recitarla con le carte federali) si acquisisce la prestazione dell’atleta per la stagione/stagioni successive.
A conferma di questo, sempre il report della Figc dice che: il valore dei trasferimenti interni tra i club di A è stato pari a 711 milioni di euro: il restante miliardo e cento arriva dall’estero e anche questa indicazione fornisce l’allarme di cui da tempo si parla, vale a dire che se non arrivano i compratori di società estere non riusciamo a fare quadrare i conti.
Anche se su questo argomento ritorneremo, val la pena ricordare l’inchiesta della Gazzetta dello Sport che ha fatto emergere come siano stati i grandi affari all’estero nel corso della sessione di mercato 2013 (Cavani, Jovetic , Lamela e prima ancora Thiago Silva e Nastasic) ad alimentare le casse, ma che proprio in quel periodo le società di Serie A, alla faccia di un più virtuoso atteggiamento nei confronti dei conti, abbiano pensato bene di far lievitare del 4% i costi di mantenimento (vale a dire stipendi per rose e tecnici) fino ad arrivare alla quota di 236 milioni.
Il costo del personale si mangia il 68% dei ricavi, voce esagerata che nello scorso anno hanno saputo ridurre solo in quattro: Fiorentina, Inter, Milan e Roma.

 





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