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giugno 1996
BARESI TEDOFORO A MANHATTAN

New York cercava un calciatore italiano per trasformarlo in tedoforo.

Lo volevano carismatico, perchè richiamasse sulle strade della Grande Mela, al suo passaggio, migliaia di connazional con tanto di bandierine tricolori, lo voleva pulito e con la faccia da bravo ragazzo, perchè è pur sempre un'Olimpiade quella che si va a rappresentare, simbolo massimo di uno sport senza teoriche macchie; lo voleva immune da qualsiasi polemica perchè una bella cosa non si trasformasse in un boomerang inatteso.

Voleva Franco Baresi insomma.

E sarà proprio Franco Baresi, lunedi prossimo a portare lungo la Fifth Avenue (l'itinerario è ancora incerto in alternativa ci sono gli altrettanto suggestivi viali alberati di Central Park) la fiaccola olimpica. Un chilometro di corsa, ovvero una bazzeccola per chi, come lui, è abituato da anni a macinare metri su metri, con il braccio destro bene in alto, anche se stavolta non dovrà chiedere il fuorigioco.baresi tedoforo a manhattan

Baresi diventerà così uno dei diecimila tedofori impegnati negli Usa a trasportare la torcia da Seattle, dove è arrivata il 26 aprile. ad Atlanta.

Tra loro, molta gente qualunque, scelta del comitato designatore all'interno dei cosidetti "comunity heroes" per persone distintesi per il loro impegno sociale. Ma anche gente famosa, ex campioni olimpici o politici.

Baresi per la verità è stato scelto dall'italianissimo Coni. L'input, tuttavia, è arrivato dall'americanissima Coca Cola, madrina-padrona dei prossimi Giochi, che voleva appunto un calciatore di fama e di grande richiamo per la comunità italiana di New York.
Esclusi i giocatori agli Europei, per evitare strumentalizzazioni, ecco che Baresi rappresentava esattamente il prototipo del personaggio richiesto.
Lunedi 17 giugno volerà a New York e, sfruttando il fuso orario, nel pomeriggio dello stesso giorno farà il suo dovere di tedoforo.

Tutto facile, insomma: basterà non pensare a quell'altra volta che, appena due anni fa, sempre a giugno volò verso la stessa meta. Basterà non pensare a quell'infortunio al menisco, all'operazione, al recupero in tempo record, al calcio di rigore tirato alle stelle, insieme al titolo mondiale.

Niente lacrime, stavolta, niente spalle su cui poggiare il proprio dolore. "Sarà una grande esperienza, ci vado volentieri" ha spiegato Baresi, che evidentemente sa ancora provare emozioni.
E ci emozioneremo anche noi, a vederlo con la fiaccola olimpica, simbolo un pò retorico di uno sport che non c'è più.

Alberto Pastorella
Tuttosport

 





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