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BARESI IL VITTORIOSO
10 febbraio 1995

Nel Milan che non tramonta c'è un simbolo  Sono 37 i trofei che riempiono la bacheca rossonera. Di questi quasi la metà, 17, li ha vinti il Capitano che vuole continuare

 IL SIGNOR MILAN

A diciannove anni vinse il primo dei suoi cinque scudetti. A trentacinque sollevato al cielo la sua terza Supercoppa Europea.

In mezzo, altri allori sparsi e assortiti, per un totale di diciassette (senza contare la Mitropa Cup) che sono quasi la metà di quelli che il Milan ha raccolto in tutta la sua storia, lunga novantasei anni.

Così in un eccesso di semplificazione, si può anche dire che Franco Baresi sia mezzo Milan.baresi il vittorioso

Lui solo, la metà di un club quasi centenario. Lo possiamo chiamare signor Milan. Il signor Milan, per quanto pluridecorato come un generale sudamericano, ha avuto riconoscimenti in misura largamente inferiore ai meriti.

E non mi riferisco soltanto al Pallone d'Oro, scippo cronico e continuato.

Il Pallone d'Oro è una furba trovata dei francesi, impagabili nel vendere le idee. Molta coreografia e scarsissima attendibilità tecnica.

Potevamo fare molto di meglio, noi italiani, ma ci saremmo scannati intorno. Di fronte alla douce France, invece, tutti in ginocchio, adoranti e consenzienti. Dice. Baresii sconta il fatto di essere un difensore.

Mica vero. Beckenbauer, che giocava nel suo stesso ruolo, il Pallone d'Oro l'ha vinto e due volte è arrivato secondo.Kaiser Franz Primo giocava benissimo e sapeva vendersi. Franco Baresi è solo un fuoriclasse.

Il signor Milan non ha mai vinto un Mondiale, almeno come partecipazione attiva. Nel '82, in Spagna c'era, ma stava a vedere.

Perchè l'Italia aveva il miglior libero del mondo, Gaetano Scirea. Allora Bearzot provò a cambiare ruolo a Baresi: così nitido il suo tocco, così perentorie le sue sortite in campo aperto, così terribilmente determinato il suo tackle, che ne sarebbe uscito un grande mediano.

Purtroppo, il calcio non è chimica. Il signor Milan intristiva fuori dei suoi panni naturali. L'esperimento fallì.  Ai Mondiali dell'86, in Messico, tra i ventidue azzurri c'era un Baresi, ma era suo fratello, Beppe.baresi vittorioso

Se lo ricorda tutt'ora grato, Platini. Teoricamente, aveva ancora tempo. A Italia '90 il sogno svanì ai rigori; a Usa '94 pure. Il signor Milan, dato per disperso dopo un grave infortunio, prodigiosamente si ripresentò alla finalissima, per riscuotere il dovuto.

Fu commovente, il migliore in campo, poi buttò via il primo rigore e pianse. Peccato non sia previsto il titolo mondiale honoris causa, come certe lauree.

Il signor Milan è stato fedele e grande nella buona e nella cattiva sorte. Prima dei trionfi berlusconiani, è sceso due volte in serie B, a bere l'amaro calice.

Poteva abbandonare la nave, in tanti erano disposti a fargli ponti d'oro. Ma ha questo di antico, il signor Milan: il culto del calciatore bandiera, che pure nei tempi si è fatalmente perduto, il patto di sangue con una maglia e i suoi colori. Da quelle retrocessioni è tornato più forte e completo, anche dentro.

Eppure questo campione che come nessuno si è identificato nella squadra, ha un rapporto difficile con la leggenda.

C'è stato il Milan del Gre-No-Li e poi il Milan di Rivera, quello che andava ad esaurirsi quando il giovane Franz muoveva i primi passi. Poi è arrivato il Milan dei Sacchi, poi il Milan degli olandesi. Forse perchè il suo arco è così ampio, si stenta a definire il Milan di Baresi.

Che è invece un campione storico e universale, nato nella zona di Liedholm, tatticamente riverniciato più volte, contemporaneamente leader, e con l'identica disinvoltura, del Milan futuribile di Sacchi e della nazionale italiana di Vicini, capace quindi di imporsi lui al modulo e non viceversa.

Quando riscriveranno la storia del calcio, i posteri ci accuseranno di non aver capito sino in fondo la grandezza di Franco Baresi, il signor Milan.

Adalberto Bortolotti

Dal Corriere dello Sport Stadio

 





baresi vittorioso

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